Immagino questo posto, con le sue colonne che grondano di un sudore grasso, capace di assorbire la dolcezza e l'asprezza della gente che vi passa. Una dolcezza e un'asprezza capace di lasciare il segno in un 2011 fatto di inatteso ritorno alla semplicità terrena e di altrettanta inattesa ascesa di profondità spirituale.
Un cono che scava, appuntito di bellezza e allo stesso tempo di dolore, come succede ad un popolo di schiavi che prende coscienza di essere tale, dove i caratteri individuali si distinguono, ma come in una patina, in una bolla di solidarietà condivisa, dove alla fine ci si accorge tutti di essere sul titanic e l'iceberg ci ha già colpito.
Ripenso ai visi segnati, alla stanchezza fisica e morale di persone in fuga dall'altro da sè, che arrivano convinti di riconciliarsi al sè, anche se, anche se, a volte forse pure riescono, lo trovano e lo lasciano perdersi in un bicchiere di Roccarubia o in un sugo di cernia asciutto al punto giusto.
Ma in fondo quest'anno ci sono stati più tramonti, e la luce del tramonto confonde le ombre, le allunga, come in fondo fa la vita vera. Siamo ombre che si intrecciano e che danno senso alla luce, le danno direzione.
Nelle nostre imperfezioni leggiamo l'ontologia perfetta dell'essere umano, e possiamo salvare la nostra specie.
Quest'anno c'era molta specie, ho riconosciuto il volto della mia specie, e questo grazie agli ospiti, ai conviviali che hanno accarezzato il cibo che ho preparato con umiltà e nel servire ho ricevuto servizio.
La dama bianca pulisce i miei pensieri. E' gelosa e occupa i mobili di propri suppellettili dopo aver dato la polvere, i ricordi non servono se non sono connessi a lei.
Mi fermo ad osservare il mio sogno, ma l'ora si fa tarda e anche se la stagione è avviata al termine, mi ricordo che devo cucinare.
Faccio soffriggere cipolla e aglio insieme ad alloro e rosmarino e al guanciale a piccole fette che ricordano le caramelle alla coca cola che mangiavo da piccolo, che nostalgia! Nel mentre pelo dei pomodori e li taglio a dadini. Quando l'olio soffrigge bene butto il pomodoro, ne sento il tuono, il fragore che ne esalta l'effluvio. Aggiungo del brodo vegetale che preferisco al sale perchè interagisce bene col pomodoro, ne toglie l'acidità e ne corregge l'odore. Un po' di vino rosso, poche gocce, e poi lascio andare a fuoco alto qualche minuto.
Abbasso la fiamma, un po' di peperoncino, metto un coperchio e grattuggio del pecorino stagionato che userò al momento di mantecare la pasta. Dieci minuti e il sugo di guanciale sardo è pronto...
Consiglio mezze maniche o pasta riccia, eviterei il bucatino se non volete per forza aumentare il peso della vostra prossima lavatrice.
Ingredienti per 2 persone
1 piccola cipolla, uno spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
1 ramoscello di rosmarino intero
1/2 bicchiere di vino rosso
5 pomodori freschi
15 dadini di guanciale
1 dado vegetale
pecorino grattuggiato Q.B.
peperoncino Q.B.
Però il bucatino è tutto un altra cosa...
RispondiEliminaIo stasera preparo pizza con indivia riccia e polpettine di melanzane, il tutto "raschiando" dalla nostra cambusa pre 27 (San Paganino).
Un abbraccio, Franciscu Zancudi
Bona!!!! A ottobre mi inviti a cena!
RispondiEliminalo chef dovrebbe consigliare anche il vino :)
RispondiEliminaUn carignano del sulcis possibilmente non barricato, quindi un buio della cantina mesa è ottimale....
RispondiEliminaFame di parole più che di guanciale!ma entrambi hanno un ottimo profumo che ti spinge verso la cucina e chi la regna
RispondiEliminafame...
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