lunedì 3 ottobre 2011

Un risveglio agitato e affamato

E' ottobre e fa caldo. Sembra un ossimoro ma non lo è. Ho visto un agosto con un mare agitato e un forte vento di maestrale, quasi quasi veniva voglia di accenderlo quel camino, nella sala gremita di anime inquiete, che guardavano il soffitto in legno come si guarda il cielo in attesa di un sogno divino. Lei non c'è, la porta è aperta, penso che sia andata via, in realtà non è qui da troppo tempo ormai. Esco dal dormiveglia come Leonardo di Caprio in Inception, e mi ricordo che fra una settimana lo daranno in tv, che effetto strano, un film visto su uno schermo del pc come se esistesse solo per te, vederlo spiattellato su uno strumento mediatico di massa. Il sogno è qualcosa che mi impaurisce, non parlo degli incubi, quelli mi terrorizzano, ma di tutti i sogni, anche dei più belli. In fondo è un megascreen in cui il tuo inconscio ti spiattella desideri irrisolti, amplifica il tuo stato d'angoscia e di insoddisfazione, ti mette a volte energia, ma quella energia ansiosa, quell'energia che ti spinge a cercare un quadro che la tua ragione non potrebbe e forse non vorrebbe concepire.
Ho sempre pensato che io non sono tutto me stesso. Che l'io è un ospite del sè, una parte, una specie di pilota che cerca di condurre un aereo che non ha costruito e di cui non conosce tutti i meccanismi automatici. Il fatto è che prima di partire nessuno di noi può fare una check list con l'equipaggio e che in fondo l'equipaggio non esiste perchè la compagnia si chiama solitudine.
C'è il sole e fa caldo. Stanotte ho fatto un sogno.
Ho sognato che il mondo era una gran sigaretta fumata da Dio, che mentre il signore aspirava lunghe boccate che bruciavano tutto e ci rendevano lentamente cenere io l'osservavo da fuori, già granello grigio depositato su un posacenere d'oro.
Lo guardavo ed era triste, tossiva e aveva gli occhi rossi. Era un Dio malato, depresso, che fumava perchè la donna che amava non lo corrispondeva più, o forse non lo aveva mai corrisposto, era uscita ed aveva lasciato la porta aperta.
Dio fissava la porta come in attesa di un suo rientro, avrebbe spento la sigaretta, lo so, e salvato milioni di vite. E forse lei avrebbe fatto aria chiudendo la porta e io sarei volato via, un volo lungo chiamato paradiso, fino a schiantarmi su qualche mobile di ebano della sua lussuosa cucina.
Ma lei non è tornata ed io mi sono svegliato.
Per fortuna era un sogno.
Per sfortuna era un sogno.
La porta aperta non è quella di Dio, ma la mia.
Ho acceso una sigaretta, con lo sguardo triste, gli occhi rossi e la tosse facile.
E' quasi ora di pranzo, mi preparo qualcosa.
Preparo un intingolo con olio, rosmarino, alloro, aceto balsamico, timo, pepe nero. Ho un bel pezzo di carne conservato in frigo, è controfiletto scelto.
Lo taglio lasciandolo di 10 cm di spessore, intanto faccio scaldare in modo molto forte la piastra.
Quando è rovente vi cuocio 7 minuti per parte il pezzo di carne e intanto scaldo il forno a 140 gradi. Preparo una pirofila con alloro e olio. Tolgo il controfiletto dalla piastra, lo metto nella pirofila, lo lascio in forno altri 10 minuti.
Quando lo estraggo lo ripongo sul tagliere, lo taglio a fettine sottili, verifico che abbiano almeno 4 colori, da un nero intenso ad un rosso intenso, e che al cuore siano calde.
Salo abbondantemente con sale grosso e fine.
Ecco la tagliata di manzo.

Ingredienti per due persone

500 gr di controfiletto di manzo argentino
olio timo rosmarino alloro pepe nero Q.B.
Sale Q.B.

Consigliato un Vino rosso barricato come il CHIO della Cantina di Mogoro.

Possibilmente gustarsela con il tramonto di Torre dei corsari davanti agli occhi.

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