lunedì 2 gennaio 2012

Paragonarsi ad un anno nuovo...

Paragonarsi.
Paragonarsi ad un mare in tempesta in un giorno di Natale che non aspetta il suo redentore, come se fosse chiaro a tutto il sistema universo che è ormai lontano il dì in cui una nascita inattesa seppe dare speranza al mondo.
Paragonarsi alla sabbia sottile che si erge in volo e che sbatte contro alberi, portoni di legno, canne drizzate a separè di una privacy nuova che sa di antico, come in un volo tarpato dalla realtà verticale delle cose.
Paragonarsi al centro della terra, come se fosse facile prendere fuoco e sciogliersi, muovere i continenti o mandarli al creatore, senza perdersi, rimanendo una forma, o una informe massa pseudo-umana.
Paragonarsi alla donna che ti ama e che ti osserva seduta sul divano, come se fossi tu la luce che illumina questa stanza al neon, dove la bolletta mostra i denti ogni due mesi e i black out riempiono di sorprese le nostre notti.
Paragonarsi all’animale domestico che prende freddo solo perchè non rispetta le tue convenzioni, e ti sembra sia normale, sia giusto, naturale, che lui soffra laffuori e tu invece, seduto al tavolo da cucina, possa godere del calore e della protezione di elementi che ha messo insieme l’uomo ma che l’uomo non ha mai creato.
Paragonarsi al fumo di tabacco o di che so io, che arriva perchè la finestra è chiusa, fin sotto le mie narici non protette, nascoste da un naso grosso, troppo grosso per meritare la finezza dell’odore eterno della vita che fra uno sbuffo e l’altro mi ricorda chi sono e dove sono.
Paragonarsi alla musica dolce, di un gruppo anglosassone, accompagnata dalla stonatura leggera di una sirena terrestre, dalle gambe celesti e il corpo alabastro, gli occhi grandi di luoghi lontani e i capelli corti come le dee di un altro tempo.
Paragonarsi ad un giorno di pioggia, che scende, irriga, bagna, rompe, si asciuga, se ne va, come se fosse necessaria viversela così, sempre, per non finire a puzzare di stagno e non nutrire zanzare malariche di spiriti d’avorio.
Paragonarsi ad una tavola imbandita, dove una pletora di ospiti attende il primo piatto e la cucina tarda ad arrivare, perchè qualcuno si è dimenticato di avvisare il cuoco o perchè magari il cuoco è fuggito con la sua dimenticanza.
Ma il cuoco sono io e la mia dimenticanza, si è già dimenticata di me.
Faccio soffriggere in una casseruola cipolla tritata con 50g di burro.Una volta dorata aggiungo code di gambero tagliate a pezzetti e un cucchiaio di trito di rosmarino, lascio cuocere per qualche minuto e poi aggiungo fagioli cannellini, aggiungo sale e pepe.
Quando il condimento è pronto vi verso il riso, lo faccio insaporire per 5 minuti girando frequentemente e lo porto a cottura poco alla volta con il brodo caldo preparato appositamente in una pentola a parte.
Manteco con altro burro e aggiungo nuovamente trito di rosmarino prima di servirlo.

Ingredienti per 3 persone
250 g di riso superfino
300g di code di gambero
250g di fagioli cannellini lessati
1 cipolla piccola
2 cucchiai di rosmarino tritato
1 l di brodo vegetale
70 g di burro

Vino Consigliato: Tuvaoes Vermentino Superiore - Cantina Cherchi