domenica 25 marzo 2012

Sound of Silence

La primavera piace a tutti, piacerà anche a me, con quell'aria frizzante, il risveglio dei sensi e l'instancabile richiamo della natura, dei suoi volatili impertinenti che gioiscono perchè finalmente possono stanarsi o tornare da chissà quale terra lontana, straniera e inospitale, come vecchi emigrati che ricchi vengono a gloriarsi di nuovo in patria. No, non è che non mi piaccia, la primavera, per carità, coi suoi colori, con il dissolversi delle nubi e il sole che finalmente può rifarsi un po' i fatti di tutti, guardone alato e infuocato che brucia di passioni umane, con la luna che tersa si abbassa, si china ospitale a prestar mammelle di latte lucente agli amanti clandestini e a quelli che fingono di essere tali. Come fa a non piacere tutto questo? è più forte della volontà di ciascuno di noi, di tutti noi messi insieme, è l'onda anomala della bellezza che tanto anomala non è, l'onda normale, normalmente ciclica e normalmente onnipotente della bellezza. Che rabbia, questa incapacità di resistere alla primavera, sarebbe utile trovarlo un motivo per non farsela piacere. Perchè poi se ne va, se ne va con la secchezza dell'estate, che certo ti aiuta, alcool del tempo che stordisce, con le calure e quel senso di presente infinito che la canicola e solo la canicola sa dare. L'estate che illude, vertigine che ti distrae dal chiudersi e dal passire della fugace primavera. Ma prima o poi non ci caschi più e allora vorresti odiarla questa stagione, che come una donna di passaggio ti fa sognare e poi ti abbandona, e lo fa in modo coì traumatico da farti dimenticare di lei, da farti trovare ancora una volta pronto ad accoglierla dopo 8 mesi.
Cerco un motivo per non farmi piacere la primavera e forse lo trovo. E' la scomparsa del silenzio. Quel silenzio che permette a te stesso di farti eco e di non smarrirti mai se non in te stesso. Il silenzio dell'inverno, il silenzio del freddo, il silenzo del ghiaccio. Il silenzo della nebbia. Il silenzio del mare e di tutto ciò che lo circonda. Il mare d'inverno, dimesso, umile e impaurito, che non si fa arrogante e forte della moltitudine di apprezzamenti, ma che si sa sentire solo. Il silenzio della solitudine.
Il silenzio dell'amore, amore che rumoreggia ed impera, nel silenzio.
La primavera mi piace, non posso mentire, ma quando se ne andrà non mi mancherà, perchè attenderò il ritorno del silenzio.
E ascolterò i rumori della mia personalissima vita, dallo sbadiglio del mio cane, alla tastiera del computer della donna che amo, che scrive, che vola. E tutto sarà di nuovo intimo e isolato.
Persino il brusio del gas accesso, che permette all'acqua di bollire, mentre in una padella lascio rosolare la cipolla, aggiugno gamberetti e vongole sgusciate, un po' di pepe nero, vino bianco a sfumare e poi un po' di brodo vegetale. In un piatto a parte metto i rossi delle uova, un filo di acqua, ancora poco pepe nero e frusto con la forchetta.
Cucio la pasta, rigatoni e li riverso nella padella a mantecare, poi abbasso la fiamma, verso le uova, spengo il fuoco e mescolo. E' la carbonara di mare, che mischia i sapori del silenzio a quelli della primavera.

Ingredienti per due persone
200 g di rigatoni
50 g di gamberetti
50 g di vongole sgusciate
olio, cipolla, pepe nero, brodo vegetale q.b.
2 uova (solo rosso)
acqua


Vino consigliato: Anastasia - semidano di mogoro - Cantina Il Nuraghe

lunedì 2 gennaio 2012

Paragonarsi ad un anno nuovo...

Paragonarsi.
Paragonarsi ad un mare in tempesta in un giorno di Natale che non aspetta il suo redentore, come se fosse chiaro a tutto il sistema universo che è ormai lontano il dì in cui una nascita inattesa seppe dare speranza al mondo.
Paragonarsi alla sabbia sottile che si erge in volo e che sbatte contro alberi, portoni di legno, canne drizzate a separè di una privacy nuova che sa di antico, come in un volo tarpato dalla realtà verticale delle cose.
Paragonarsi al centro della terra, come se fosse facile prendere fuoco e sciogliersi, muovere i continenti o mandarli al creatore, senza perdersi, rimanendo una forma, o una informe massa pseudo-umana.
Paragonarsi alla donna che ti ama e che ti osserva seduta sul divano, come se fossi tu la luce che illumina questa stanza al neon, dove la bolletta mostra i denti ogni due mesi e i black out riempiono di sorprese le nostre notti.
Paragonarsi all’animale domestico che prende freddo solo perchè non rispetta le tue convenzioni, e ti sembra sia normale, sia giusto, naturale, che lui soffra laffuori e tu invece, seduto al tavolo da cucina, possa godere del calore e della protezione di elementi che ha messo insieme l’uomo ma che l’uomo non ha mai creato.
Paragonarsi al fumo di tabacco o di che so io, che arriva perchè la finestra è chiusa, fin sotto le mie narici non protette, nascoste da un naso grosso, troppo grosso per meritare la finezza dell’odore eterno della vita che fra uno sbuffo e l’altro mi ricorda chi sono e dove sono.
Paragonarsi alla musica dolce, di un gruppo anglosassone, accompagnata dalla stonatura leggera di una sirena terrestre, dalle gambe celesti e il corpo alabastro, gli occhi grandi di luoghi lontani e i capelli corti come le dee di un altro tempo.
Paragonarsi ad un giorno di pioggia, che scende, irriga, bagna, rompe, si asciuga, se ne va, come se fosse necessaria viversela così, sempre, per non finire a puzzare di stagno e non nutrire zanzare malariche di spiriti d’avorio.
Paragonarsi ad una tavola imbandita, dove una pletora di ospiti attende il primo piatto e la cucina tarda ad arrivare, perchè qualcuno si è dimenticato di avvisare il cuoco o perchè magari il cuoco è fuggito con la sua dimenticanza.
Ma il cuoco sono io e la mia dimenticanza, si è già dimenticata di me.
Faccio soffriggere in una casseruola cipolla tritata con 50g di burro.Una volta dorata aggiungo code di gambero tagliate a pezzetti e un cucchiaio di trito di rosmarino, lascio cuocere per qualche minuto e poi aggiungo fagioli cannellini, aggiungo sale e pepe.
Quando il condimento è pronto vi verso il riso, lo faccio insaporire per 5 minuti girando frequentemente e lo porto a cottura poco alla volta con il brodo caldo preparato appositamente in una pentola a parte.
Manteco con altro burro e aggiungo nuovamente trito di rosmarino prima di servirlo.

Ingredienti per 3 persone
250 g di riso superfino
300g di code di gambero
250g di fagioli cannellini lessati
1 cipolla piccola
2 cucchiai di rosmarino tritato
1 l di brodo vegetale
70 g di burro

Vino Consigliato: Tuvaoes Vermentino Superiore - Cantina Cherchi