martedì 22 novembre 2011

La bufera e la casa da ritrovare

Una bufera può durare tre giorni, una bufera ti consiglia vivamente di stare chiuso in casa. Non te lo manda a dire, o forse sì, dai venti forti dal sapore amaro, che ti rimbalzano in faccia appena esci dalla porta, mentre lei sta giungendo a bordo della sua carrozza di pioggia e grandine, sui cavalli neri dei cirrocumuli orientali.
Una bufera ti avvisa, una bufera ti mette in guardia, una bufera ti sfida. Tu puoi decidere ogni volta, se cedere al suo monito, se fare un passetto indietro, impacciato e prudente, oppure se ardentemente prenderla di petto, lasciarti travolgere, guardarla negli occhi come si guarda un leone che ti sta per sbranare.
Una bufera mi ha sfidato e lo ha fatto per tre giorni, questa volta no, non mi sono ritirato. Ho accettato lo scontro, ho preparato i miei guantoni, rossi del sangue di vecchie ferite, i miei pantaloncini, corti come le speranze che mi accompagnano, la mia canottiera, opaca come i pensieri di chi non sa esattamente cosa fare.
Una bufera ha bussato alla mia finestra e mi ha chiesto di seguirla, mi sono gettato nel vuoto incrociando le spine di un rovo che prima, sono certo non fosse lì.
Ho iniziato a correrle dietro, credendo fosse spaventata dal mio ardore, nella sua fuga verso un rifugio che certamente avrei espugnato.
Ho seguito la bufera fino al suo castello, attraverso le sue stanze, l’ho inseguita negli interstizi, oltre gli specchi e al di sopra dei letti, l’ho inseguita senza mai acciuffarla.
Quando è svanita nel nulla dell'obliò, mi sono guardato intorno accorgendomi di essermi perso, i vestiti strappati, la pelle disidrata, il volto bianco esamine e la terra che girava.
Una bufera non ti sfida, passa e ti lascia la pace, se hai voglia di rimanere in pace.
Una bufera non ti vede, non sa chi sei e non ti ricorderà dopo averti seminato. Ad una bufera non interessa quello che cerchi, non vuole conoscere i tuoi veri desideri, le tue sensazioni, il tuo coraggio, la tua idea di piacere.
Specialmente quando ha un corpo da donna, una mente da uomo, due occhi grandi e verdi e un viso scolpito nel ghiaccio che riflette soltanto sé stessa.
Ho voglia di sentirmi a casa ora, preparo un soffritto di cipolla e aglio, salsiccia fresca a cui ho tolto il budello e secca, carne trita a rosolare, aggiungo del vino bianco e lascio sfumare, passo i pomodori pelati li aggiungo a completa ebollizione dell’alcol, aggiungo del brodo vegetale, lascio sbollentare, abbasso il fuoco e metto un coperchio. Ho tempo tre ore prima che sia pronto per riprendere la strada giusta della mia vita. E’ un tempo troppo lungo per potervi davvero riuscire. Dopo tre ore circa, aggiungo basilico, cucino a parte gli gnocchetti sardi, manteco insieme gnocchetti e ragù aggiungendo del pecorino stagionato appena grattuggiato e il ragù alla campidanese è pronto.

Ingredienti per 4 persone
200 g carne trita
150 g salsiccia fresca
50 g salsiccia secca
1 spicchio d’aglio
1 cipolla
olio extravergine d’oliva q.b.
vino bianco q.b.
basilico q.b
brodo vegetale, due mestoli
200 g di pomodori pelati
400 g di gnocchetti sardi



Vino consigliato Cannonau di Mogoro, Vignaruja

mercoledì 2 novembre 2011

Un ricordo di luce

L'ora solare è tutt'altro che solare. Toglie sessanta minuti di luce al pomeriggio per restituirli a mattine che mi vedono puntualmente a letto. Anticipa il tramonto ed elimina il piacere visivo che premette come aperitivo naturale, il nutrimento serale, la cena.
Una nuvola rossa insegue il ricordo odierno, nel tentativo di fissare un'immagine occidua, di non permetterle di accodarsi al sole che ribelle ogni maledetto dì mi lascia da solo al buio, in notti lunghe e rumorose, per i venti autunnali e per le mie ossa ed i miei muscoli che stridono di dolore in questi strani novembrini giorni.
Sfumature di vermiglio incrociate al grigio e al nerastro che in lontananza annuncia scrosci poco rassicuranti, i rombi che ricordano il rauco tossire di quei maestri severi, che da piccolo mi incutevano un timore riverenziale, con i loro passi cadenzati, con gli sguardi corrucciati, quella pelle sciupata e segnata da rughe che in uno strano gioco di parole, sembravano più righe su cui era scritta una dura e cruenta sentenza per gli studenti meno obbedienti.
Ma anche un ricordo di luce ha la sua ombra nascosta. E tutti i miei ricordi di luce le loro ombre le gettano in mari agitati, centrifughe naturali che ripuliscono nell'oblìo i particolari più belli di una vita condotta all'insegna della folle ricerca della felicità. Folle perchè mai logica, mai priva di stupore, mai rilassata su una normale routine di amore e famiglia.
Mi guardo intorno ed è il buio della notte. Il ricordo rimane, ma gli occhi non lo vedono, lo vede la mente ed un cuore stanco che si concentra sulla fame e sul sonno crescente.
E' il buio dei tempi, il buio delle voci che mi circondano e ridondano parlando di sentieri della geopolitica in fiamme, fra alberi di benessere sociale e foglie secche e morte di un sistema economico incapace. E' il buio delle mani che modellano una statua o che dipingono un quadro o che scrivono una poesia, il buio che le avvolge nel non senso della loro opera, nel non domani, nellla non eredità morale e spirituale di ciò che costruiscono.
E' il buio dell'anima, mentre l'individualità che la illuminava si spegne e lascia solo il fumo alabastro di un totalitarismo silente, fatto della menzogna della scelta, effige sacra della nostra epoca.
Accendo un incenso alla cannella per rendere più dolce il sapore di una notte che ora irradio con puntino di fuoco, come una nuvola rossa, in un tramonto che fugge, in mezzo all'universo imperscrutabile dalla nostra pochezza.
La cannella suscita un contrasto, e mi vien fame per davvero.
Sfiletto della cernia e del pesce sanpietro. Metto dello scalogno tagliato fine in una padella antiaderente, con olio, uno spicchio d'aglio tritato e a pezzetti il pesce sfilettato. Faccio rosolare e aggiungo del vino bianco fino a sfumare. A questo punto metto dei pomodori oskar freschi e pelati, tagliati a tocchetti. Aggiungo del brodo di verdura e dopo aver fatto sbollentare, cuocio a fuoco basso con un coperchio. Aggiungo dell'origano, dei capperi ben lavati e delle olive taggiasca. Cucio le trofie in una pentola a parte e le finisco di mantecare nella padella con il sugo di pesce pronto.

Trofie al sugo di cernia e sanpietro

Ingredienti per 4 persone

100 g di filetto di cernia
100 g di filetto di san pietro
5-6 pomodori oskar
1 scalogno
1 spicchio di aglio
7-8 olive taggiasche
brodo vegetale q.b.
capperi q.b.
olio q.b.
origano q.b.
400 g trofie

Vino consigliato: Semidano di Mogoro